sabato 21 febbraio 2009

Mi ricordo Dragon Head


Minetaro Mochizuki è uno dei miei autori di fumetti preferiti.
L’avevo detto anche se non avevo finito di leggere “Dragon Head”, una sua grandiosa opera completa in 10 volumi.

Chi conosce Minetaro Mochizuki, forse stenta comunque a ricordarsi di lui, dato che l’ultimo volume pubblicato in Italia di “Dragon Head” è il n° 6 e la data di pubblicazione risale al giugno 2004. Per questo non avevo potuto ultimare la lettura, ma non l’avevo mai dimenticato.

Dragon Head è uno di quei pochi manga che conosco ad essere disegnato in stile realistico, e non si può fare a meno di notare l’attentissima cura dei particolari rappresentati nelle tavole...
La storia ha inizio nell’oscurità, nel mistero e nella paura. E questi tre elementi accompagnano costantemente la lettura di Dragon Head.
Teru Aoki, Nobuo Takahashi e Ako Seto, tre studenti liceali giapponesi, di ritorno da una gita scolastica, rimangono coinvolti in un disastroso incidente ferroviario. Essi sono gli unici sopravvissuti alla catastrofe, e ben presto scoprono con orrore di essere rimasti bloccati all'interno di un tunnel chiuso da entrambe le parti da dei massi franati… E questo è solo l’inizio del primo volume.

Anni fa, fu mio fratello a comprarlo, e io l’ho letto dopo di lui. Ce ne siamo subito appassionati! Ogni volta che lui portava un volume nuovo a casa, io ero assalita da un’ansiosa eccitazione di leggerlo.
L’editore era Magic Press, e purtroppo le uscite erano irregolari.
Quando mi sono fidanzata con il mio Giuseppe, sono stata felice di scoprire che anche lui aspettava con ansia le uscite di Dragon Head.

Un paio di anni fa, quando è sembrato chiaro che la Magic Press, non avrebbe concluso la serie, ho “scaricato” il film, in giapponese. Subito dopo, l’ho cancellato. E mi sono chiesta se gli altri volumi fossero stati pubblicati anche in Francia o negli USA.
Ogni tanto mi ricordavo di Dragon Head, così, senza un motivo particolare, forse solo quando parlavo dei miei fumetti preferiti.
Il ricordo si è fatto più intenso quando ho saputo che la serie era stata conclusa negli USA, ad opera della TokyoPop, nell’aprile 2008. Quando il mio collega Michele della ReNoir è andato a San Diego, gli ho chiesto il favore di comprarmi i rimanenti 4 volumi della serie, ma non è riuscito a trovarli.
Sempre parlando con Michele, ho scoperto il sito internet “book depository” che permette l’acquisto on line di fumetti americani senza pagare le spese di spedizione.
E così, due settimane fa, io e Giuseppe ci siamo iscritti a book depository per acquistare i volumi 7, 8 e 10 di Dragon Head. Il numero 9 non era disponibile, e il sito ci ha rimandati ad Amazon. Abbiamo acquistato tutti i volumi con un piccolo sconto, in tutto abbiamo speso quasi 25 sterline (circa 28 euro). Il prezzo di copertina di ogni volume era di 9,99 dollari (quasi 8 euro). Tutta l’operazione ha voluto una mezz’oretta e la disponibilità di una carta di credito.

Due giorni fa il postino non ha neppure suonato al nostro citofono, ci ha lasciato Dragon Head n° 9 appoggiato alla cassetta della posta. E il giorno dopo, quando sono scesa a buttare la spazzatura, ho trovato gli altri tre volumi.

È stato grandioso!
Ho aspettato Giuseppe per aprire le buste, e si sono fatte le otto di sera. Mentre preparavamo la cena, ho saputo che lui si ricordava pochissimo della storia dei precedenti sei volumi della Magic Press, e stava pensando che forse doveva prima rileggere quelli (entrambi li abbiamo lasciati a Catania). Io, invece, ricordavo tutto benissimo. Così, ho iniziato a raccontarglielo dall’inizio, e nel frattempo tagliavo le patate, prendevo la padella eccetera…
Dopo cena, in televisione è cominciato Hellboy, ma io non potevo aspettare oltre. Ho preso il vocabolario di lingua inglese, me lo sono messo accanto nel caso non capissi qualcosa, e ho iniziato a sprofondare dentro il fumetto…
La notte ho dormito, e l’indomani mattina ho finito di leggere Dragon Head.

Ho scoperto che su Wikipedia esiste la voce Dragon Head, in inglese, e racconta la storia che gli appassionati italiani non hanno potuto leggere nella loro lingua. Io penso che non valga la pena ricorrere a Wikipedia. Gli albi della Tokyopop sono scritti con un inglese alla portata di molti, e i disegni quasi sempre già raccontano da soli.
A mio fratello e ai miei amici, dopo che Giuseppe avrà finito di leggere, presterò volentieri i miei quattro volumi della Tokyopop, con attaccati dei post-it sul retro. Lì ho preso appunti delle parole che non conoscevo…

Merita, questo fumetto. Per tutto il giorno sono rimasta a pensarci. Mi sono commossa, mi succede sempre quando immagino tutto il lavoro, la concentrazione, e l’attenzione che ci possono essere dietro ad un fumetto come questo. L’autore è riuscito a mantenere sempre un alto livello, sia nei disegni che nella storia. Gli dò un 10, assolutamente.
Mi vorrei complimentare con Minetato Mochizuki, e dirgli: “Lo sapevo! Credevo in te!”…

2 commenti:

Killy77 ha detto...

Dopo aver letto questo tuo pezzo, mi sembra di avere accanto a me un muro che sarei disposto a sfondare anche graffiandolo con le unghie piuttosto che arrivare dall'altra parte. Devo leggere questo maledetto finale.

paola cannatella ha detto...

Avresti anche ragione, fratello... ma tranquillo, vedrai che tra un paio di mesi ci vediamo e te li presto io!
(potrai aspettare?...)